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Un lungomare, un v¨ cumprÓ e due lune PDF Stampa E-mail

Scritto da Marista Urru   
giovedý 20 agosto 2009
Queste considerazioni risalgono ad Agosto, sono ancora attuali credo

Non amo i vù cumprà, non fosse altro che perché spesso sono fastidiosi, ti si incollano senza ritegno alcuno,  ti mostrano spesso mercanzia  inutile  di prezzo non corrispondente al valore intrinseco e di dubbia provenienza. Ecco  siamo giunti  subito al punto: la provenienza, tutta quella merce che questi poveri cristi si trascinano sotto il solleone mentre ti tampinano, qualcuno la produce e ci si arricchisce vergognosamente,   e di quel qualcuno  si parla sempre troppo poco, è la vecchia questione di mostrarci il dito per nascondere la luna, una grossa luna che si chiama malavita, uno scomodo socio con cui dobbiamo fare i conti.

 









Questo penso durante la mia mattutina passeggiata a mare mentre  con la coda dell'occhio osservo il luccichio dei bianchi denti del vù cumprà che  mi segue da un po' e recita qualcosa di incomprensibile alle mie spalle,  non se ne vuole andare ed alla fine sospetto mi stia insultando: lo guardo finalmente, è giovane, penso con sgomento che potrebbe esser mio figlio.

Lo osservo meglio: ride, ma i suoi occhi no , non ridono,  non è comunque uno sguardo duro, "sento" invece che è disperato, vuole assolutamente vendermi un qualcosa a 20 euro, potrebbe esser mio figlio ed ha un viso buono ed asperto, mi intenerisco e mi convinco ,prendo in mano  la camiciola, vedo subito che non è merce cinese,  è roba nostrana in realtà, la riconosco,  20 euro è il suo valore intrinseco, forse meno, ma in un negozio la vendono a molto di più, certo lo ha rifornito qualcuno collegato alla camorra  come sempre.

Prendo una decisione: lo guardo negli occhi e brusca gli chiedo se ha fame, si fa serio," compera la camicia ed io mangio" risponde a testa bassa, poi rotto il ghiaccio  aggiunge che è qui da poco,  era felice e credeva di aver iniziato una attività sua..la voce gli si rompe.

 Ho capito bene, inutile che continui, so che la luna  maledetta resta nascosta e silente, protetta da mille consapevoli ed inconsapevoli collusioni che stanno permettendo che prosperi sotto i nostri occhi un nuovo-vecchio genere di schiavitù, le donne sul marciapiede, i maschietti a finger di "commerciare" pezze e cianfrusaglie della camorra o delle mafie, so che è inutile parlarne, vado invece al sodo e gli spiego che  io sono disposta se lui può, a pagargli un pasto nella pizzeria tavola calda che dico io,  "lasciandoti il resto  ai 20  che siano soldi per te, dico, solo per te,  ma la camicia no, non la prendo" e sussurro  guardandolo fisso  . "io i miei soldi guadagnati a fatica, a quelli non li do " lui abbassa gli occhi, tace a lungo,  infine sussurra un grazie atono, neutro; mi chiedo se pensa a quanti soldi dei suoi ha dato lui a questa plebaglia.

 E così è andata che gli ho messo in mano un  po' di indirizzi istituzionali, dice di non esser clandestino, chi sa, è molto chiuso , lo lascio seduto alla tavola calda della Pina, sta per arrivare intanto la pasta, pare gli piaccia molto, vado via e mi dico amara che  oggi mangia ed ha qualche soldo di cui non dover render conto al padrone invisibile : la malavita, e domani ?

Che brutta gente ipocrita siamo, che vergognosa incapacità di scindere sporco da pulito tanto da arrivare a protegger gli schiavisti facendoci loro fiancheggiatori nei fatti, lasciando indifesa nelle loro mani la "merce umana",  pretendendo anche di ammantare di umana solidarietà  quella che altro non è se non scelleratezza, o al meglio, suprema egoistica stupidità.

Mi accompagnano pensieri amari di nodi che non si vogliono sciogliere , di una umanità che non vuol essere ancora degna di tale nome, e qui sul lungomare assolato, sogno anche io una carezza del Nazareno che faccia il miracolo e porti saggezza ed umanità che non sia solo una rappresentazione del politically correct, parlata, raccontata, esibita perché tutto continui come prim, e mi chiedo se smetteremo mai di coprire questa brutta luna che da troppo svetta  nei nostri cieli,  di fingere di non capire di non vedere la scomoda ospite troppo protetta da troppi nei fatti.

 

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