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Finalmente la vecchia gronda cadrà! PDF Stampa E-mail

Scritto da Marista Urru   
lunedì 27 aprile 2009





 

LA GRONDA  di  Franco Fortini

Scopro dalla finestra lo spigolo di una gronda,
in una casa invecchiata, ch'è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi sostano
qualche volta. Qua e là sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle rocce, le trave marcita
non la spezzano ancora.


Penso con qualche gioia
che un giorno e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
Irreparabilmente, quella volando via


L'autore della poesia vede in una vecchia gronda che non si vuole sostituire , ma  ormai prossima alla caduta , quale presagio e profezia del cambiamento prossimo venturo.
 La raccolta  da cui è tratta la breve composizione  ( Una volta per sempre) è del 1963,  l'autore si aspettava  già da allora come prossimo un cambiamento risolutivo nel Paese. Abbiamo visto come è andata, ora sappiamo che fu  una illusione  per quanti in ogni caso speravano in un cambiamento, persino la famosa ripresa economica, forse qualcosa o qualcuno si misero di traverso, sta di fatto che eccoci qui tutti, comunque la pensiamo dal punto di vista politico,  ancora  in attesa di un cambiamento, dell'avverarsi di una profezia che come dice nel  commentare i suoi versi lo stesso  Fortini,  Che immagino  si augura l'avvento del marxismo, è profezia di " .. un mutamento che si prepara da tanto tempo, forse da decenni" e soggiunge : " .. So che molti non vi credono o non lo vogliono; e perciò  riparano, raccorciano, aggiustano quel che è troppo guasto, convinti che nessun crollo sia imminente. Intanto, un poco per giorno, il mondo muta. Son vissuto spiando il giorno di quella caduta; e preparandolo...verranno generazioni di giovani che saranno più felici di noi.."

La vecchia gronda che dovrà crollare come le vecchie strutture ed istituzioni.. così immaginava il poeta, invece  dopo 46 anni la vecchia gronda è ancora qui, appesantita dai rabberciamenti, logora e brutta, anche con l'aiuto fattivo dei suoi vecchi compagni , ora son loro che si oppongono ai cambiamenti , ora almeno lo debbono fare apertamente.

Fuori di metafora : le istituzioni arrancano vecchie , rigide, obsolete ed arroganti, e  difendono l'esistente costoso  apparato che opprime e blocca, inamovibile  mammuth tarlato che resiste, resiste, resiste e chiede nuovi pesanti ed inutili rabberci perché nulla muti se non in peggio per  noi povere pecorelle..ad ogni mutamento ventilato, infatti promette peggioramenti per noi.

 I magistrati promettono che se si cambierà qualcosa dovrà essere nel senso di dare  concedere "meno garanzie" ai cittadini,  secondo loro  ne abbiamo  fin troppe, gli facciamo perdere tempo ai signori magistrati,  le banche  e gli imprenditori invece chiedono  sempre più spesso di poter vendere i beni ipotecati  senza aspettare che si svolga l'eventuale processo  che appuri se davvero il debitore è debitore e di quanto è debitore , loro hanno fretta di incassare, ragioni e torti non gli interessano, loro son mercanti  e che scherziamo!!  Non hanno tempo  da perdere con il gregge , quello  a cui la  RED di  d' Alema promette cambiamenti, e per ora mantiene la promessa, il logo della nuova costosa TV, ci fa vedere una pecora rossa che esce da un uovo, fa la simpatica, e ci strizza un occhio. Forse chi sa, vuole veicolare il messaggio che i comunisti, essendo pecore son vegetariani e non mangiano i bambini, ma l'avevamo già capito, sappiamo cosa brucano.



 






Fortini  fu marxista convinto, un  uomo  di sinistra che  si doleva del fallimento delle illusioni della resistenza e che sognava  un rinnovamento della cultura marxista , era deluso da queeli che gli parevano cedimenti alla ragion di Stato, deluso dai fatti di Ungheria ( come ogni persona perbene, non poteva che sentirsene addolorato e "smarrito") deluso dalla burocratizzazione  del socialismo e dalla accettazione della mitologia capitalistica.

Da queste brevi note  si comprende come anche chi non si sente marxista, possa riconoscersi anche e soprattutto nel momento presente in questa sua breve poesia. In fondo tutti noi  altro non vorremmo che uno Stato funzionale ai bisogni della gente piuttosto che esser noi povere pecore funzionali a bisogni ed appetiti di vecchi e nuovo poteri. Chi sa che direbbe vedendo  come siamo ridotti e quanta parte hanno avuto i suoi compagni  nello appesantimento e scempio della vecchia gronda, altro che sentirsi "smarriti", d'altra parte, chi mal comincia...

 

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