Galeotto fu il vino novello. Raccontino domenicale

Scritto da Marista Urru   
domenica 26 settembre 2010

veduta del mare
(Il silenzio  dell'Uomo  si accosta alla Verità più della Parola)

Sul lungomare  un venticello frizzante accompagnato da un piacevole profumo di salmastro, spirava fra i tavoli dei bar  che,  ben allineati e coperti di colorate tovaglie svolazzanti,  rendevano invitante la ampia terrazza  ai  rari turisti  di fine stagione. Quell'anno  era arrivato, come un dono da cielo,  un settembre mite che rasserenava gli abitanti della piccola cittadina in riva al mare,visto che  permetteva  il prolungarsi della stagione turistica,  ed anche se la stanchezza si faceva ormai sentire,  camerieri e titolari   andavano avanti per inerzia  con la mente fissa ai lavori per il prossimo inverno: la legna da accatastare, il vino novello, le potature, un piccolo gruzzolo da ritagliarsi per i mesi più duri.



Quasi tutti  i piccoli esercenti del paesino  avevano un  terrenuccio, un orto, un giardino,  e già la mente correva  ai lavori con cui riempire la stagione morta, anche se l'aria tiepida   e leggera, unita alla stanchezza accumulata  nei mesi estivi, invitava ad una   pigra  sonnolenza.

 Lei  era   arrivata in quel paesino per caso,  gironzolava alla cieca  con la sua auto in preda a pensieri cupi,  e subito le piacque  l'aspetto  un po' demodé delle stradine strette , le villette liberty   dai giardini   che le parevano tradire  una certa trasandatezza  grazie a   fitti di cespugli di rose  antiche dalle corolle pesanti e quasi molli, che cadevano languide mentre  i primi   settembrini, con le loro  pennellate di viola e azzurro,  spiccavano dagli angoli in ombra, i  loro sottili rami disordinati dal vento, davano all'insieme un che di  romantico e scapigliato in un certo senso.
Lei   notò quasi confortata  che quei fiori  regalavano all'insieme una atmosfera di languida tristezza che ben si accordava con il suo  stato. Sono in  consonanza  con il luogo, facciamo  pendant pensò sarcastica.  

Pensieri oziosi in fondo, dei quali nulla traspariva sul viso un po' freddo e distante. Sedette al primo tavolo che le si presentò dinnanzi,  ordinò un caffè, poi un altro e poi un altro, sempre  apparentemente assorta. In realtà godeva il sole , immobile come una gatta che recupera le forze per chi sa che nuova avventura.  Era bello  essere una sconosciuta in un luogo sconosciuto,nessuno  ti guarda, considerava tra sé , ma sbagliava, la guardavano  eccome. Non che fosse propriamente bella e nemmeno giovanissima, era solo un po'  diversa, distante,  come se  si fosse trscinata in quell'angolo di costa tirrenica una sua personale isola, grande come il suo tavolino, con su il cartello in evidenza " Non disturbate". Suo malgrado Lei si faceva quasi sempre  notare: non era dozzinale, non era troppo  elegante, non era malvestita,  e Lui osservava  questi particolari,  che un poco lo confondevano,corrugò la fronte pensoso, non sapeva catalogarla, ebbe un moto di fastidio, lui le donne le valutava e le catalogava, alla prima occhiata,ma  questa sfuggiva in qualche modo . Non perse troppo del suo tempo però a cercare di capire, un  pensiero rapido  e tornò ai suoi affari., al momento costituiti dal piccolo locale sul mare da mandare avanti, non vedeva l'ora finisse la stagione per dedicarsi ai tanti  interessi, oltre  i lavori invernali c'erano i quadri,   e c'erano i due vecchi cavalli e poi un viaggio e poi..  e poi chi sa, era libero come il vento pensò con  una punta di orgoglio .


 

La mattinata volò, cambiava il turno dei camerieri, ritardava il giovane del turno pomeridiano,  Lui  scese dalla sua postazione  da dove poteva dominare il locale tutto fino alla terrazza,   e si diede a riordinare meccanicamente i tavoli vuoti, arrivò dalla Tipa come ormai la  chiamava tra sé, Lei  meccanicamente ordino' un cappuccino. Non dimostrava un gran fantasia, si disse Lui  mentre  osservava che il vento aumentava e si preoccupava per le ultime semine,   non era più un venticello, faceva fresco. La donna intanto  riandava con la mente al motivo della sua corsa fuori città, alla profonda tristezza che  la coglieva sempre più spesso, eppure proprio quella mattina aveva ricevuto una buona notizia, gli esami medici erano andati bene,  gli ultimi controlli davano il suo male come completamente regredito, eppure non era contenta. Riesaminò  i fatti della mattina, il ritorno a casa  con gli ottimi referti, il compagno indaffarato per il prossimo convegno; " Mi intervisterà  il primo canale"! Sembrava ringiovanito, la  stizza la prese improvvisa : sembrava  rinvigorito finalmente, ma per il suo compagno quello non era certo  il primo , né il maggiore successo, e ne sembrava preso come un bambino,  per  lei poche parole  di congratulazioni, come se  vincere la lotta contro il tumore  equivalesse ad una vincita mediocre al gratta e vinci,  questa la amara considerazione mentre porgeva la guancia ad  un bacio distratto, il solito. Poi il taxi  che aspettava giù. La casa le fu subito stretta,  nemmeno una parola  sulla sua salute riacquistata, una attenzione.


 Ripensandoci era  stato questo  che la aveva spinta alla  corsa verso il mare , senza neppure pensarci troppo , seguendo d'impulso   il desiderio di uscire, di togliersi da quelle mura , ed in un attimo era in macchina.

Solo ora cominciava a realizzare i tanti silenzi, il vuoto che si era creato, il nulla di una stanca abitudine. Non voglio pensarci si disse, mentre rabbrividiva al vento che ora veniva dal mare,  poi, poi vedrò.  Ora pioveva,  raccolse le sue cose ed entrò nel locale, mentre frugava in cerca del portafoglio, udì una  voce calda che  le diceva qualcosa, a fatica pose attenzione, si sentiva stanca.  Qualcuno le stava chiedendo se avesse freddo,  se volesse  qualcosa per coprirsi, " E' un poco pallida, beva  questo, è vino novello!", e Lui  le porse deciso  un assurdo  enorme bicchierone di  vino rosso rubino. E'  di quelli che  taglia il bicchiere, pensò  un po' preoccupata, ma  non si sentì di  rifiutarlo: beve, era buono forte e  schietto, la scaldò immediatamente , sorrise  alzando gli occhi, e il viso le si illuminò tutto mentre lo ringraziava. Lui  rispose semplicemente "è' della mia vigna", e c'era orgoglio nella voce, ma intanto pensava: "caspita, ma è bella ". Anche  a lei piacque quel viso aperto e sereno,  e  forse per il vino, o per la stanchezza, lei un po' stralunata, le guance arrossate,  mentre  pronunciava frasi di cortesia su vino e vigna, ebbe un pensiero alquanto irrazionale: " Lui  mi guarda e  mi vede "


Così, come fu e  come non fu, in un attimo  Lui non fu più libero e Lei non fu più sola.

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  Commenti (1)
1. La forza della sinceritÓ
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo website, il 26-09-2010 23:54
Salve Marista.  
Bel racconto, ed Ŕ l'ennesima prova che basta essere sinceri e schietti per trovare buoni amici. 
Ciao.

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