"Il libro di Anna" di Anna Corsi - Recensione di Anna Alessandrino

Scritto da Marista Urru   
giovedý 05 marzo 2015

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La vita altro non è che un 

pellegrinaggio

verso il luogo del cuore.

Olivier Clement

 




 

 

Anna Corsi l’ho conosciuta su “faccialibro”  grazie alla passione per la scrittura che ci accomuna. È una donna solare, allegra, positiva e, ancora adesso, stento a credere che durante la seconda guerra mondiale fosse quasi adolescente, prima per la sua anima rimasta giovane e poi perché non dimostra assolutamente i suoi anni. Ha pubblicato vari libri, anche di poesia, ma è l’ultimo quello che me l’ha fatta conoscere maggiormente, è “Il libro di Anna” in cui è racchiusa tutta la sua vita, o per meglio dire gli avvenimenti più importanti della sua vita, da quando, bambina, viveva felice a Genova con la sua famiglia, fino ai nostri giorni.


Leggerlo è stato per me come vivere un viaggio, il viaggio che racchiude in sé quasi la metafora della vita tra nascita, morte (intesa non necessariamente in senso fisico) e ri-nascita.

Inizialmente questo “viaggio” mette Anna in contatto con paesaggi e affetti cari, rassicuranti. Sembra quasi di vederla farsi accarezzare dal vento, o perdersi tra le note di un’opera,  a cui si era avvicinata grazie alla passione per la musica della mamma, o tra i riflessi del sole sul mare. D’improvviso, però, uno scossone tremendo oscura ogni orizzonte: l’Italia nel ‘40 entra in guerra e tutto cambia. Nella famiglia di Anna, ben presto, ci sono le prime perdite tra cui l’amato padre. Tutto diventa difficile e lo è ancora di più quando l’Italia è divisa in due, a nord gli ex alleati, i tedeschi, e a sud i liberatori, gli americani. Lei, con la mamma e il fratello Domenico, è a Genova dove la situazione è davvero drammatica tanto che, quando il fratello fugge tra i partigiani, Anna, non ancora sedicenne, viene presa e deportata in Germania, durante una irruzione dei tedeschi in casa. Ecco, forse da qui comincia il vero viaggio di Anna che, messa con forza  su un convoglio, viene separata brutalmente dai luoghi e dagli affetti a cui è tanto legata.

In questa partenza, in cui sicuramente ha vissuto l’abbandono, la perdita, in quanto costretta a lasciare la mamma, i luoghi cari, le passioni, inizia una nuova fase, quella che determinerà tutta la sua esistenza. Anna deve morire un po’ a sé per poter sopravvivere al dramma che le si presenta davanti e  proprio per affrontare i rischi che quel viaggio comporta, tra freddo, fame e bombe, stacca pezzi di sé lasciandoli indietro forse nella speranza che un giorno possano ricomporla e portarla sulla strada del ritorno, della ri-nascita. Mi chiedo chi possa averla aiutata a non perdere il controllo, a non perdere l’equilibrio e non ho difficoltà a dire che sicuramente la sua forza, il suo coraggio, data la giovane età, lei li ha tratti dall’amore ricevuto in famiglia, amore che custodisce gelosamente nel suo cuore.

Questa partenza diviene per Anna quasi un rito di iniziazione che segna in modo indelebile la sua vita e che, nonostante la giovane età, le fa  stringere i denti, davanti a tante prove, e le fa tenere ben piantati i piedi per terra. Grazie alla sua forza, alla sua determinazione di voler vivere, a Monaco riesce a fuggire dal convoglio durante un bombardamento, stringendo tra le mani l’indirizzo di una famiglia che avrebbe potuto aiutarla e che vive in un paesino a 15 km dalla città. Quell’indirizzo glielo ha dato furtivamente un giovane soldato tedesco mosso a pietà.

Mentre corre su quella strada, in terra straniera, senza sapere dove andare per sfuggire alle bombe, si aggrappa letteralmente alla mano di una ragazza che si sta affrettando verso il rifugio antiaereo e che la porta con sé senza porle domande. La guerra indurisce i cuori, ma per fortuna non a tutti. Quando torna la calma, riesce ad arrivare in quel paese senza sapere neanche lei come, riesce a bussare a quella porta e lì, in quella famiglia, trova la salvezza.

È, però, un arrivo che implica una pausa, è la sospensione del flusso minaccioso che le aveva suscitato tante ansie, per consentirle di incamminarsi verso quei nuovi orizzonti che è quasi costretta a guardare, verso nuovi percorsi con aspettative, ricerche, abbandoni, ritrovamenti e ritorni che essi comportano.

In questa pausa Anna comincia una nuova vita e non si lascia spaventare dall’imprevisto e dall'ignoto, volente o nolente le tocca confrontarsi con se stessa, con gli altri e con le sue capacità. Con tenacia impara da sola quella strana lingua e cerca di comprendere quel nuovo modo di vivere a cui, tutto sommato, si adatta presto. Nonostante l'abbandono forzato dei propri cari e degli spazi rassicuranti della propria terra, Anna va avanti, deve farlo, non ci sono per il momento altre alternative e deve farlo in quella terra straniera. Anche se la guerra sembra finita, c’è troppo caos, infatti, intorno per potersi muovere e tornare a casa, dalla sua famiglia, della quale conserva i valori che le sono stati insegnati. Forse per questo, non cambia interiormente, anzi, continuerà a coltivare sempre la parte sensibile di sé, grazie alla quale accoglierà ogni emozione con consapevolezza, stupore e curiosità, che le consentiranno di scoprire la bellezza anche nelle cose più brutte e di andare avanti.

Guardando alla sua storia in modo oggettivo, mi viene da pensare, tuttavia, che parte di quel periodo, Anna, per il suo modo di essere, deve averlo vissuto, se pure a livello inconscio, quasi come una prigione, come uno spazio e un tempo serrati in cui radunare tutte le energie psichiche per la fuga, divenendo, la prigione, potente incubatrice di speranza, istinto di sopravvivenza e soprattutto pensiero.

E le catene cadono quando arriva colui che scandisce il ritmo di una evasione, che diventa via via presa di coscienza della liberazione.

Il liberatore è Isenardo, quel giovane uomo dal nome così strano, incontrato per caso proprio lì, in quel paesino tanto lontano da casa. Ed è italiano. Quando i loro sguardi si incontrano, sono due anime che si fondono e che si riconoscono perchè Isenardo è, come Anna, dolce, forte, sensibile e generoso.

È l’amore che Anna ha sempre aspettato e sognato per tutta la vita ed è con lui che vive e sperimenta, forse per la prima volta, il rimanere pienamente di fronte a se stessa. Adesso ha di nuovo la voglia e la forza di combattere per il diritto di tornare  a scegliere e scegliere una nuova vita.

Quell’incontro diventa per Anna il punto di fuga, il luogo preciso a cui lo sguardo riconduce per attraversarsi e tornare a ri-conoscersi, per ricomporre quei pezzi di sé sparsi anni addietro e per finire quel viaggio e tornare al punto di partenza, dove recuperare ciò che è noto e caro, dove è racchiusa la sua immagine di nostalgia.

Anna Alessandrino

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