Le Osterie di Roma

Scritto da Marista Urru   
martedý 20 maggio 2008

Ho passato da poco una giornata a Roma dopo  diverso tempo che mancavo, ero in Prati.
Mi son sentita estranea, come capita ormai da tempo : folla maleducata e sporcizia,  non più  i fiori nei giardini pianoterra ,nè portieri davanti ai palazzi  a prendersi cura un po’ di tutti, ma  palazzi ingrigiti, portoni chiusi e disadorni ,  mentre  su tutto intorno  aleggiava un che di vecchio e sciatto, unica consolazione, l’inimitabile ponentino con il suo effetto distensivo e pacificatore. E sull’onda del ponentino, sono riandata con la memoria  alle vecchie osterie , indissolubilmente legate ai rispettivi osti : Mario di via dei Serpenti, magro, pallido e paterno con i suoi piattoni di spaghetti cacio e pepe, divini e troppo abbondanti, o  il castrato al sugo  che si scioglie in bocca accompagnato da  un vino..  degno del  paradiso.

E Checco, in quel di Trastevere, con una coda alla vaccinara da favola,  e i maccheroni alla paiata  che andavano ordinati per tempo.. ho cercato il locale  e neanche lo  ritrovo più, chi sa che fine ha fatto: svanita l’allegra sfrontatezza degli osti romani, svaniti i  profumi, le  risate sornione, i romani de n’a vorta, le vecchie matrone ingioiellate , imperiose e spesso allegramente sboccate… un mondo  di cui rimangono ormai pallidi ricordi. Sono andati via i Romani e so rimasti li burini!

Voglio  offrirvi un acquerello de le osterie di Roma firmato Mario Ugo Guattari.

 

 

OSTERIA ROMANA

 
Pitturati sur muro,
er Foro, l’Appia, Rugantino e Nina.
De fora, un pergolato
E qualche tavolino
Cò le macchie der vino
Che l’estate ha seccato,
come a testimonianza
che sotto que’la pergola
ca se magna e se beve a crepapanza.
L’osteria è frequentata
Dar solito vecchietto
Che s’aggusta er “goccetto”
E se fa ‘na fumata,
pensanno che un quartuccio abboccatello
fa vedè ‘sto monnaccio assai più bello.
Ce trovi la famija fagottara
Che se porta da casa puro er sale;
l’oste la guarda male,
ma in fonno in fonno, è certo
de guadambià cor prezzo der coperto..
Sonatori ambulanti affezionati
A li motivi de tant’anni fa;
co’ tutto che li tempi so cambiati
canteno ancora “Affaccete Nunzià”..
Né la penombra, all’ora de chiusura,
el locale somija a ‘na cappella;
in cima ‘a la cucina
arde ‘na lampadina
sotto ‘na Madonnella
che da lassù protegge l’osteria.
E da quer posto, riceve le fumate d’un incenso
Che odora de soffritto e polli arrosto.

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam. Cose del genere verranno cancellate.
  • I commenti verranno approvati dall'Amministratore prima di venire pubblicati.
  • Ricordarsi di inserire il codice numerico nell'apposito box
  • Se il codice è errato riaggiornare la pagina (refresh)
Nome:
Sito web
Titolo:
Commento:

Desidero essere contattato quando vengono pubblicati altri commenti


Riporta quest'articolo sul tuo sito!

  Lascia il primo commento!

Powered by AkoSuite 2007

Condividi con