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Europei 4 trilioni regalati alla finanza ombra non bastano siate pronti a grandi sacrifici , PDF Stampa E-mail

Scritto da Marista Urru   
giovedì 02 agosto 2012

finanza ombraSiamo abbastanza sobri noi europei?

Nessuno lo sa con certezza, ma i segnali son nefasti. Hanno tagliato pensioni, stipendi, sanità, scuola, lavoro, diritto al godimento della propria casa, si preparano a imporci nuovi sacrifici ( o forse son ruberie? ), ma abbiamo una gran soddisfazione, noi pezzi di fessi di contribuenti europei abbiamo dato fin ora 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Ue al fine di salvare gli enti finanziari: parola di José Manuel Barroso, e se lo dice lui gli dobbiamo credere. Ci hanno tolto ( o estorto ? ) molto, ma non basterà.

I signori ( si fa per dire) della finanza hanno buttato a mare cifre da capogiro, ed  hanno evaso, ora vogliono che paghiamo NOI!










Sta di fatto che banche e speculatori stavolta l'hanno fatta davvero fuori dal vaso con l'aiuto dei governi ( che i signori della moneta si preparano a scaricare , il loro motto è : usa e getta )

Grecia ed Italia sono un laboratorio, commissariando Grecia ed Italia hanno messo loro rappresentanti al potere, pedine importanti per la futura governance della finanza, un sogno a lungo accarezzato e coltivato. Si faranno aiutare ancora un po' dai Parlamenti corrotti e beoti, colmi di parlamentari che cazzeggiano , fingono di litigare, tremano, debbono tener le poltrone senza poter promettere niente e cercando di fare i salti mortali per non fare capire al popolo che la loro stagione è finita, nemmeno più maschere del potere, ma marionette inanimate e facilmente eliminabili. Poverini, cercano di tenere occupate le pagine dei giornali sperando di raccattare tifosi o speranzosi di un aiutino.. il tontolone che ti apostrofa: " sai se diventa assessore il nipote di.. ci saranno disponibili almeno 10 posti di lavoro .. "(ma i sogni muoiono all'alba del giorno dopo le elezioni), non manca mai e la situazione è drammatica, ci si attacca alle speranze quanto e più di prima, invece di prenderli a calci e via, tanto per sfogarci un po'. Credo che anche negli altri Paesi, non stiano messi meglio di noi, vista l'entità del prelievo forzoso imposto fin ora: 4 trilioni di euro!!

Ma come hanno fatto?

Lo spiega bene in modo comprensibile a tutti Luciano Gallino,  e ve lo riporto riprendendo parte di un articolo comparso su Repubblica, siamo alla Finanza Ombra

FINANZA OMBRA


Il 20 luglio la Camera ha approvato il “Patto fiscale”, trattato Ue che impone di ridurre il debito pubblico al 60% del Pil in vent’anni. Comporterà per l’Italia una riduzione del debito di una cinquantina di miliardi l’anno, dal 2013 al 2032. Una cifra mostruosa che lascia aperte due sole possibilità: o il patto non viene rispettato, o condanna il Paese a una generazione di povertà. Approvando senza un minimo di discussione il testo, la maggioranza parlamentare ha però fatto anche di peggio. Ha impresso il sigillo della massima istituzione della democrazia a una interpretazione del tutto errata della crisi iniziata nel 2007, quella della vulgata che vede le sue cause nell’eccesso di spesa dello Stato, soprattutto della spesa sociale. In realtà le cause della crisi sono da ricercarsi nel sistema finanziario, cosa di cui nessuno dubitava sino agli inizi del 2010.

Da quel momento in poi ha avuto inizio l’operazione che un analista tedesco ha definito il più grande successo di relazioni pubbliche di tutti i tempi:


la crisi nata dalle banche è stata mascherata da crisi del debito pubblico. In sintesi la crisi è nata dal fatto che le banche Ue (come si continuano a chiamare, benché molte siano conglomerati finanziari formati da centinaia di società, tra le quali vi sono anche delle banche) sono gravate da una montagna di debiti e di crediti, di cui nessuno riesce a stabilire l’esatto ammontare né il rischio di insolvenza.


Ciò avviene perché al pari delle consorelle Usa esse hanno creato, con l’aiuto dei governi e della legislazione, una gigantesca “finanza ombra, un sistema finanziario parallelo i cui attivi e passivi non sono registrati in bilancio, per cui nessuno riesce a capire dove esattamente siano collocati né a misurarne il valore.

La “finanza ombra” è formata da varie entità che operano come banche senza esserlo. Molti sono fondi: monetari, speculativi, di investimento, immobiliari.


Il maggior pilastro di essa sono però le società di scopo create dalle banche stesse, chiamate Veicoli di investimento strutturato (acronimo Siv) o Veicoli per scopi speciali (Spv) e simili. Il nome di veicoli è quanto mai appropriato, perché essi servono anzitutto a trasportare fuori bilancio i crediti concessi da una banca, in modo che essa possa immediatamente concederne altri per ricavarne un utile. Infatti, quando una banca concede un prestito, deve versare una quota a titolo di riserva alla banca centrale (la Bce per i paesi Ue). Accade però che se continua a concedere prestiti, ad un certo punto le mancano i capitali da versare come riserva. Ecco allora la grande trovata: i crediti vengono trasformati in un titolo commerciale, venduti in tale forma a un Siv creato dalla stessa banca, e tolti dal bilancio. Con ciò la banca può ricominciare a concedere prestiti, oltre a incassare subito l’ammontare dei prestiti concessi, invece di aspettare anni come avviene ad esempio con un mutuo.


Mediante tale dispositivo, riprodotto in centinaia di esemplari dalle maggiori banche Usa e Ue, spesso collocati in paradisi fiscali, esse hanno concesso a famiglie, imprese ed enti finanziari trilioni di dollari e di euro che le loro riserve, o il loro capitale proprio, non avrebbero mai permesso loro di concedere. Creando così rischi gravi per l’intero sistema finanziario. I Siv o Spv presentano infatti vari inconvenienti. Anzitutto, mentre gestiscono decine di miliardi, comprando crediti dalle banche e rivendendoli in forma strutturata a investitori istituzionali, hanno una consistenza economica ed organizzativa irrisoria. Come notavano già nel 2006 due economisti americani, G. B. Gorton e N. S. Souleles, «i Spv sono essenzialmente società robot che non hanno dipendenti, non prendono decisioni economiche di rilievo, né hanno una collocazione fisica».

Uno dei casi esemplari citati nella letteratura sulla “finanza ombra” è il Rhineland Funding, un Spv creato dalla banca tedesca Ikb, che nel 2007 aveva un capitale proprio di 500 (cinquecento) dollari e gestiva un portafoglio di crediti cartolarizzati di 13 miliardi di euro. L’esilità strutturale dei Siv o Spv comporta che la separazione categorica tra responsabilità della banca sponsor, che dovrebbe essere totale, sia in realtà insostenibile. A ciò si aggiunge il problema della disparità dei periodi di scadenza dei titoli comprati dalla banca sponsor e di quelli emessi dal veicolo per finanziare l’acquisto. Se i primi, per dire, hanno una scadenza media di 5 anni, ed i secondi una di 60 giorni, il veicolo interessato deve infallibilmente rinnovare i prestiti contratti, cioè i titoli emessi, per trenta volte di seguito. In gran numero di casi, dal 2007 in poi, tale acrobazia non è riuscita, ed i debiti di miliardi dei Siv sono risaliti con estrema rapidità alle banche sponsor.

La “finanza ombra” è stata una delle cause determinanti della crisi finanziaria esplosa nel 2007. In Usa essa è discussa e studiata fin dall’estate di quell’anno. Nella Ue sembrano essersi svegliati pochi mesi fa. Un rapporto del Financial Stability Board dell’ottobre 2011 stimava la sua consistenza nel 2010 in 60 trilioni di dollari, di cui circa 25 in Usa e altrettanti in cinque paesi europei: Francia, Germania, Italia, Olanda e Spagna. La cifra si suppone corrisponda alla metà di tutti gli attivi dell’eurozona. Il rapporto, arditamente, raccomandava di mappare i differenti tipi di intermediari finanziari che non sono banche. Un green paper della Commissione europea del marzo 2012 precisa che si stanno esaminando regole di consolidamento delle entità della “finanza ombra” in modo da assoggettarle alle regole dell’accordo interbancario Basilea 3 (portare in bilancio i capitali delle banche che ora non vi figurano).

A metà giugno il ministro italiano dell’Economia – cioè Mario Monti – commentava il green paper:

«È importante condurre una riflessione sugli effetti generali dei vari tipi di regolazione attraverso settori e mercati e delle loro potenziali conseguenze inattese».


Sono passati cinque anni dallo scoppio della crisi. Nella sua genesi le banche europee hanno avuto un ruolo di primissimo piano a causa delle acrobazie finanziarie in cui si sono impegnate, emulando e in certi casi superando quelle americane. Ogni tanto qualche acrobata cade rovinosamente a terra; tra gli ultimi, come noto, vi sono state grandi banche spagnole. Frattanto in pochi mesi i governi europei hanno tagliato pensioni, salari, fondi per l’istruzione e la sanità, personale della Pa, adducendo a motivo l’inaridimento dei bilanci pubblici. Che è reale, ma è dovuto principalmente ai 4 trilioni di euro spesi o impegnati nella Ue al fine di salvare gli enti finanziari: parola di José Manuel Barroso. Per contro, in tema di riforma del sistema finanziario essi si limitano a raccomandare, esaminare e riflettere. Tra l’errore della diagnosi, i rimedi peggiori del male e l’inanità della politica, l’uscita dalla crisi rimane lontana.


(Luciano Gallino, “La lettura sbagliata della crisi”, da “La Repubblica” del 30 luglio 2012, ripreso da “Micromega

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