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Marista
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Le orchidee selvatiche e le fate PDF Stampa E-mail
Scritto da Marista Urru   
mercoledì 22 aprile 2009





 

 





Anche questa mattina ho camminato inerpicandomi su per la macchia, c'era umido e grigiore intorno, dai cipressi venivano pigolii incerti di passeri assonnati, persino le tortore apparivano pigre e contrariate dalla mia intrusione su per i vialetti ricavati tra i mirti, poi mi son fermata ed  ho aspettato l'alba  seduta sul muretto  di tufo,  osservando le tele dei ragni punteggiate di brina luccicante e  l'affannarsi disordinato ed incerto  delle prime formiche.

 Ho ricordato con nostalgia quanto amavi questo piccolo poggio, ci venivamo insieme ;  da allora molto tempo è passato  e m'è parso un soffio: eravamo sedute sullo  stesso  muretto ed era un torrido agosto , tu ridevi  felice dicendoti certa  che quello  fosse luogo da fate ed elfi, che ne avrei avuto la prova in Primavera  quando  l' avremmo trovato cosparso di  orchidee selvatiche  e campanule ,  ed ecco che dopo tanti e tanti anni io  con i miei capelli bianchi, riandavo col pensiero alla mia  giovane madre,  a quegli attimi felici , e intanto  nella solitudine del primo  mattino aspettavo  che il sole,  da bravo primo attore, si decidesse al suo trionfale ingresso nel nostro  canalone.


 

 

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VECCHIO FRAC PDF Stampa E-mail
Scritto da Marista Urru   
mercoledì 15 aprile 2009


Una canzone di Modugno, profondamente melanconica scritta nel 1955

Ci immerge in un mondo   di compostezza in cui i sentimenti contenuti e sussurrati  arrivano al  cuore e vi  penetrano, non restano in superficie   come accade per quelli sguaiatamente urlati; siamo in una dimensione  in cui anche l'estremo atto del suicidio,  privato e non mediatico, è elegante , muto e solitario,  incute  rispetto come un rito, tanto che   la natura  stessa sembra  immobilizzarsi .
La luna , sorpresa ed impallidita, si ritrarrà dalle strade deserte e silenziose e tutto intorno sembra in qualche modo partecipare del dolore e della ineluttabilità del gesto. E' un poco come  vedere la foto, l'acquerello di un mondo scomparso.





VECCHIO FRAC
E' giunta mezzanotte si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè
le strade son deserte, deserte e silenziose
un'ultima carrozza cigolando se ne va
il fiume scorre lento frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo dorme tutta la città
solo va un vecchio frac.
Ha un cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilet un papillon
un papillon di seta blu
Si avvicina lentamente con incedere elegante
ha l'aspetto trasognato malinconico ed assente
non si sa da dove viene né dove vadi
chi mai sarà quel vecchio frac?
bonne nuit, bonne nuit bonne nuit, bonne nuit
buonanotte
va dicendo ad ogni cosa ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato che randagio se ne va.
E' giunta ormai l'aurora si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco tutta quanta la città
la luna si è incantata, sorpresa e impallidita
pian piano scolorandosi nel cielo sparirà.
Sbadiglia una finestra sul fiume silenzioso
e nella luce bianca galleggiando se ne van
un cilindro, un fiore, un frac.
Ha un cilindro per cappello due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilet un papillon un papillon di seta blu.
Galleggiando dolcemente e lasciandosi cullare
se ne scende lentamente sotto i ponti verso il mare,
verso il mare se ne va di chi sarà, di chi sarà quel vecchio frac
adieu adieu adieu adieu vecchio mondo
ai ricordi del passato ad un sogno mai sognato
ad un attimo d'amor che mai più ritornerà
...Domenico Modugno



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La magia di San Francesco PDF Stampa E-mail
Scritto da Marista Urru   
martedì 31 marzo 2009

San Francesco lo ho abbandonato in un certo senso, la vita   mi ha distratto.
Presto da bambina mi innamorai del Santo, me ne parlavano a scuola, o in casa, io tacevo e mi rammaricavo del troppo tempo che  mi divideva da lui, mi pareva che sarebbe stato un amico entusiasmante: l'amore per la natura,  gli animali, i fiori, il fatto che parlasse perfino con i lupi, la dolcezza e  la calma, tutto pareva fatto  a misura di bambino, mentre il mondo adulto e  reale intorno a me a volte mi sembrava, lo ricordo benissimo, strano ed incomprensibile e fuori dal riparo della mia casa, anche crudele. Mentre ero  e sono attratta dalla  magia della semplicità del quotidiano, della natura in tutte le sue espressioni , dell'amore per il creato e le creature che lo occupano.Fu in un certo senso quello per San Francesco un amore  come solo i bambini possono provare, segreto ed esclusivo.


Ma la vita ha i suoi tempi, le sue stagioni, e San Francesco fu messo in un angolo del cuore, come suol dirsi, dopo una troppo breve  pausa di rigenerazione spirituale nella pace di Assisi e Gubbio con mia madre, che ricordo bene  mi disse non appena ebbi  terminato la licenza liceale, -  se vuoi ti porto in Umbria, prima che tutto cambi ed il mondo cancelli  anche lì ogni " brandello di spirito e di umanità".-

Non capii bene che intendesse con i "brandelli di spirito",era così mia madre: con aria distratta e lontana  ti diceva di queste cose, e poi pareva dimenticarsene. Comunque andammo e fu un bellissimo periodo davvero,  in effetti poco dopo   intorno a noi  prima, poi  nel paese tutto, molto cambiò ed a pensarci bene davvero i  "brandelli di spirito"  non sembrano rimasti più  in Ialia .

Certo qualunque sia il destino dell'atmosfera magica di Assisi o dei brandelli di spiritualità evocati da mia madre, San Francesco resta. A dispetto di molti.

E' questa la grandezza dei Santi, restano e quello che hanno insegnato supera i secoli, le guerre, gli odi, le miserie umane. Questa verità  anche un non credente o un miscredente, possono coglierla facilmente, ed è una delle ricchezze più grandi del Cristianesimo, la realizzazione da parte di alcuni, dello Spirito Divino, che io sento  e percepisco,  e mi perdoneranno i cattolici veraci, come la espressione della natura spirituale che è insita  nell'uomo, dimensione che molti  preferiscono negare temendo di perdere chi sa quali beni materiali, senza comprendere che  sviluppare la parte spirituale insita nell'uomo, nulla toglie alla parte materiale, ma se mai aggiunge sapore e significato alla vita, altrimenti davvero vuota ed insulsa fonte di disperazione .

Comunque in questi giorni San Francesco in qualche modo è tornato nella mia mente, un insieme di piccole coincidenze : un olivo da curare, dei passeri giocosi, un monile di cuoio a forma di Tau.


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Una bolla di sapone in sogno PDF Stampa E-mail
Scritto da Marista Urru   
domenica 29 marzo 2009
























Ti chiedo solo  un sogno, un sogno che mi avvolga come una pallida bolla di sapone che lieve e sola mi  faccia salire in alto e poi ancora più in alto, fino a fondermi  col cielo.

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Attimi di poesia PDF Stampa E-mail
Scritto da Marista Urru   
domenica 29 marzo 2009























Attimi:  sera sotto il pino
 

S'avanza silenziosa e morbida la nuova sera

guardo  pigra  il pino che  si staglia  remoto.

Un  luì instancabile  fra i  rami ripete il suo verso,

il gabbiano alto lamenta al cielo il suo dolore.

Mi sembra eterna questa sera, inutile e vuota:

Già penso ai bisbigli misteriosi di una nuova alba


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L'albatro di Baudelaire e frasi celebri PDF Stampa E-mail
Scritto da Marista Urru   
sabato 21 marzo 2009














L'albatro


Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
netti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando deride.
Come il principe dei nembi
è il Poeta; che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.

 

Il poeta e la società, un contrasto molto sentito nel romanticismo, il poeta veniva visto  per lo più come un solitario isolato orgogliosamente dalla società materialista,  ma Baudelaire lontano da coglierne la somiglianza con lo sdegnoso Condor (  come per esempio fece Leconte des Lisle), lo vede piuttosto come  un  inadatto alla vita tra gli altri uomini, estraneo ad un mondo che non lo comprende,  destinato a soffrire per questa differenza  che allontanandolo  dall'uomo lo condanna a soffrire debole ed indifeso, goffo ed inadatto alla vita sulla terra, vita per la quale le  ali troppo grandi costituiscono un impedimento.

 

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