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Il volo dell'Aquila di Masab Hassan, figlio del fondatore di Hamas PDF Stampa E-mail

Scritto da Marista Urru   
martedì 12 agosto 2008

 

Da: Tempi la storia di  una conversione: Masab Hassan e di seguito Stefano Allevi racconta.Una nuova vita per Alfredo-Feysal : dal cristianesimo all’Islam

 

 

 

 

Non ha un lavoro, mangia quando riesce, si è lasciato alle spalle suo padre, fondatore di Hamas.
Masab Hassan ha trent’anni, il suo nuovo nome di battesimo è Joseph.

Lo ha rintracciato in California un giornalista israeliano. E che sorpresa! Dopo essere stato istruito da kamikaze («Da bambino sono stato educato all’odio per gli israeliani… ero il capo della Società islamica al liceo… ho trascorso sedici mesi in carcere»), Hassan dice all’inviato di Haaretz che grazie a un incontro ha scoperto il cristianesimo.

Dice che : «lo so che con questa intervista sto rischiando la vita e che potrei perdere l’affetto di mio padre». Dal giorno di quell’incontro, Hassan legge il Vangelo.

Una frase lo fa precipitare nel gorgo dell’attrattiva a Cristo: «Ama il tuo nemico». A ventisei anni si converte, ma resta tra i fanatici del jihad, mantenendo il segreto. «Ho continuato a lavorare con mio padre, il leader di Hamas, e lui non sapeva che fossi diventato cristiano.

L’ho spinto a prendere decisioni come fermare gli attacchi suicidi». Ecco una storia come tante. Segrete. Vissute sul filo della ferocia mortifera che nell’islam rincorre ogni apostata.

Una storia che accade adesso come duemila anni fa. Un incontro, un’attrattiva presente. Presente. Dove e quando meno te l’aspetti.

Che significa?….Diciamo, cristiani d’Occidente, quando è stata l’ultima volta che abbiamo sperato per la nostra patria ciò che spera un ex jihadista: «Forse un giorno potrò ritornare in Palestina. Assieme a Cristo».

Di contro il racconto si Stefano Allevi

Una nuova vita perAlfredo-Feysal : dal cristianesimo all’Islam

è arrivato alla sua «shahada» in una moschea di Riad, in Arabia saudita, dopo una lunga amicizia con un giovane saudita. Era cattolico, praticante per formazione e scelta, ma quelli che lui chiama «segni di Dio» lo hanno condotto, poco a poco, viaggio dopo viaggio, a entrare nella Umma, la comunità dei fedeli dell’Islam. Fa il commercialista a Genova, Feysal, oggi ha 41anni e si è convertito quando ne aveva 26: «La fede mi aiuta a essere onesto», dice. E’ un uomo sereno e realizzato, la sua personale scelta è degna di rispetto: un uomo oneston che ha compiuto un onesto cammino spirituale.

Irene-Amina, invece, di anni ne ha 34 e ricorda «il mio primo Ramadan»,quello del 1999. Non era cattolica ma comunista: «Gesù era innanzi tutto un rivoluzionario,per me».

Oggi indossa l’hijab, il velo che copre i capelli e il collo, ma a Padova, dove vive e studia afferma, «non ho nessun problema».

«L’Islam mi ha dato maggiore apertura mentale – dice – non solo verso i fratelli e le sorelle,ma verso tutti. E oggi vedo Muhammad come un rivoluzionario, oltre che il sigillo deiProfeti». «Le conversioni all’Islam sono difficili da catalogare – dice Stefano Allievi, che ai nuovi musulmani ha dedicato un libro .

Certo non sfugge a nessuno comunque l’importanza di questo nuovo fatto culturale, nelle città si stanno formando da una parte nuovi musulmani Italiani, ma anche nuovi Italiani musulmani, sarà importantissimo per il futuro di tutti noi , se e come i giovani troveranno la energia per elaborare un Islam che sia compatibile con la società italiana, in un certo senso una rivoluzione culturale che avrà i suoi tempi ed i suoi modi e la cui riuscita permetterà in futuro che si realizzi la libertà per un musulmano che lo desideri, del volo inverso dall’islam al cristianesimo senza dover essere considerati apostati e senza rischiare la vita come Hassan, e questo potrà avvenire solo nei tempi e nei modi che spontaneamente si realizzeranno ( dalla rilettura di uno scritto per la presentazione del libro di Stefano Allevi: Nuovi Musulmani).

Certo a me sembra ovvio che un nuovo islam moderato sarà possibile nella misura in cui si abbandonerà la pretesa del multiculturalismo inclusivo a tutti i costi , permettendo invece ad ognuno di poter restare fermo nelle proprie convinzioni, nel reciproco rispetto di “tutte le culture e di tutte le tradizioni” E sarò una illusa, ma a me sembra che sarebbe una gran bella cosa da veder realizzata.

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