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Ricordi di baracche e baraccati PDF Stampa E-mail

Scritto da Marista Urru   
domenica 04 novembre 2007
Ogni volta che mi capita di  vedere le baracche, ormai  a Roma sono sorte in ogni angolo di verde, in ogni spiazzo, provo un profondo disagio, non solo per la consapevolezza che  colà abitano persone bisognose, ma anche e sopratutto  per una punta di risentimento che non posso non provare nel vedere l’indegno spettacolo di cumuli di mondezza, materassi gettati, detriti  e sozzure, che sempre accompagnano i campi Rom.
Il ricordo va al dopo guerra a Roma, alle baracche che erano, chi sa se le ricorda più nessuno,  nei pressi della Nomentana, e soprattutto un angolo importante della memoria occupano quelle poste vicino casa  mia,  al centro di piazza Massa e Carrara, ( nei pressi di piazza Bologna), circondate dalle  allora “moderne” palazzine  tirate su per i vari dipendenti di INA, ministeri, ecc

 

Ricordo distintamente che erano  abitate da sfollati dalla guerra,  quelli che avevano perso tutto, o  che erano venuti dal Sud in cerca di sostentamento.Avevano  costruito  ripari  con lamiere, cartoni, legni, e i giornali coprivano insieme ai cartoni i buchi,   mai ho visto sporcizia o degrado, solo povertà.


Vi passavo ogni giorno davanti per andare a scuola, e non dovevo avere paura;  io ero affascinata da quelle casupole, qualcuna aveva la finestrella col vaso di gerani, il basilico.  Accanto alle porte, rigogliose piante di aromi in grandi latte di pomodori, e quando il tempo era buono gli uomini  usando specchietti  piccoli e di fortuna, si radevano fuori.

Il parroco della vicina Chiesa li riforniva di cibo, vestiti, giochi e giornali, che raccoglieva  nel quartiere,  ci prodigavamo come potevamo; anche se  nessuno di noi era ricco, la guerra c’era stata per tutti, facevamo quel che si poteva volentieri :  erano persone brave, un po’ chiuse, parevano vergognarsi,  tanto che dapprima avevano contatti solo con la parrocchia, poi pian piano gli uomini furono aiutati a trovare lavoro, a chi fu data una portineria, a chi  un lavoretto, qualche donna  fu aiutata a fare di rammendo, una ragazza ricordo fu sistemata da mamma preso una sarta , per poi diventare essa stessa una bravissima sarta, conosciutissima nella capitale, una  altra faceva la  stiratrice, … e le baracche  migliorarono e divennero casette di fortuna , sempre  pulite, niente fango,  ma vialetti   multicolori, arrangiati con materiali di fortuna .

 I figli venivano a scuola con noi, dove se no? Eravamo davvero compagni,   la mia migliore amica era la mia compagna di banco, Adele abitava là ,  e mi raccontava del sacrificio  costituito dalla mancanza di acqua corrente, di acqua calda d’inverno, degli spifferi, della fatica del viver quotidiano dei poveri, dei sogni e delle speranze,  il tutto raccontato con dignità, pulizia, onestà.  Con gioia vivemmo tutti insieme  il momento in cui poterono avere una casa come portieri.

Furono infine pronte le case popolari, e man mano tutti poterono abbandonare quel lembo di terra, che fu trasformato in giardinetto, e un po’ ci mancarono, ci si vedeva  ancora a messa la domenica o se si aveva bisogno di lavoretti, di aiuti, si chiamavano gli artigiani che di lì  per necessità si erano formati. Conservo ancora  con piacere un armadietto che mamma fece fare allo “zio Luigi” un anziano che aiutava  così la famiglia del figlio con cui viveva, con lavoretti di falegnameria, sempre sorridente e disponibile, pronto a  regalare una buona parola, un consiglio, eppure la guerra gli aveva tolto molto, oltre la casa e la terra, anche un figlio.

Ecco, questi sono i miei ricordi, semplici, di persone semplici ed oneste. Davvero credete che  è  la povertà  che porta  alla cattiveria, ad essere ladri, sporchi e degradati? Che porta al non rispetto dell’altro , all’odio? No, io so che non è così.

Quanti delinquenti, quanti terroristi, quanti stupratori, quanti ladri, quanti assassini,  quanti bugiardi, quanti viziosi, abbiamo tra coloro che poveri non sono?

Dovremmo smetterla di deresponsabilizzare i delinquenti, da dovunque vengano,  con la favola della società cattiva reale  ed unica  responsabile delle loro nefandezze.
Dovremmo smetterla col colpevolizzare il cittadino “normale” come se l’esser normali fosse una colpa e avessero diritto di vita e di morte su noi cittadini qualunque  teppisti, ladri e drogati, presentati  loro come  vittime di noi cittadini  che ci permettiamo di “ fare una vita qualunque” e non facciamo parte del coro delle anime belle ed akkulturate, quelle che  blandiscono i poveri a parole,  dai palcoscenici, dai libri ..e dai poveri, dalla povertà, ricavano bei soldi, prebende, incarichi, lavori, lustro.

Dovremmo infine  raggiungere la  maturità e  le parole : onestà, voglia di lavorare, senso dell’onore, bontà ,  senso di responsabilità, dovrebbero corrispondere ad un reale contenuto per tutti e non solo per alcuni.

Abbiamo invece il Paese nel caos, i nostri politici al governo, la  nostra cosi detta opposizione, non stanno dando belle  prove . Siamo da anni alla mercè di rom e sopraffattori di ogni risma ed ogni etnia, non ultima quella autoctona, che non scherza, anche se non arriva a  certe forme di ferocia .

Quante rapine con  omicidi nelle case? Quanti scippi col morto? Quanti ubriachi al volante che uccidono e dopo poco, riuccidono, impuniti?

Quanti assassini vengono liberati  dopo pochissimo  di modo che  i parenti delle vittime se li vedono arroganti e beffardi sotto casa? Quanti pazzi liberi di ammazzare familiari  inermi abbandonati a se stessi dallo Stato  esigente , predone ed indifferente?

Ora soltanto  coloro che governano pensano alla sicurezza?  Tanto era importante salvare la faccia del Veltronissimo che a Roma fa malissimo? E poi, diciamocelo,  quel che forse faranno, servirà?

Non credo, non pare, parrebbe la solita presa in giro : un po’ di polvere negli occhi, e poi tutto come prima.Viva Caino, crepi pure Abele.Viva i predoni,  e le prede? qualche bella parola , un sospiro, se va bene una  targhetta e poi... tutto come prima, che la festa  per ladri, lenoni, furbetti, furboni, assassini, terroristi, continui

 Se  vi sembra un paese appena civile, se vi sembra che non ci sia da vergognarsi, da indignarsi , siete fortunati,  siete  pietre fortunate, sassi senza anima, fortunate  “cose”

 


 
Se  vi sembra un paese appena civile, se vi sembra che non ci sia da vergognarsi, da indignarsi , siete fortunati,  siete  pietre fortunate, sassi senza anima, fortunate  “cose”

 

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  Commenti (3)
1. Un Post Al Web - Il blog della simpatia
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo website, il 07-11-2007 18:55
ciao, mi piacerebbe fare uno scambio link,questo ? il mio: 
 
http://mark-be.blogspot.com/ 
IL BLOG DELLA SIMPATIA 
fammi sapere
2. Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , il 06-11-2007 11:28
Si Bee, tristezza ed anche un po' di stizza , se non proprio rabbia, ? quella che ho provato ieri sera per esempio, anche ad Exit in tv, facevano confusione tra rom e rumeni, nonostante presenza in studio di uni ed altri
3. tristess
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo website, il 06-11-2007 11:21
Ti dico solo che l'altro giorno leggendo il Corriere ho notato che facevano confusionefra i Rom e i Rumeni. Depression... :-(

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