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Rimini:il 68 una occasione perduta PDF Stampa E-mail

Scritto da Marista Urru   
martedý 26 agosto 2008
Il comunicato stampa dell'incontro con Cesana, Cominelli e Modiano.

 

Ricordare il quarantesimo anniversario del 68, forse celebrarlo: sembra una costante fissa di questi tempi. “Esistono giudizi diversi a volte opposti su quegli avvenimenti” ha detto Giancarlo Cesana professore di Igiene generale ed applicata all’università di Milano Bicocca introducendo alle 11,15 in auditorium l’incontro “Sessantotto un’occasione perduta?”. Indubbiamente è stato l’incipit per una spinta secolarizzatrice dell’intera società italiana. “Una spinta che ancora continua - constata Cesana - E Comunione e Liberazione è un movimento del ‘68”. Ricordando anche che “Comunione e Liberazione è stata una risposta. A chi diceva che la liberazione è frutto di scelte politiche rivoluzionarie, don Giussani ricordava che solo nella comunità vi è un cammino di libertà”.
Giovanni Cominelli, responsabile del dipartimento Sistemi educativi della Fondazione per la Sussidiarietà, visse da protagonista in Università quegli anni. Cattolico di formazione, abbracciò le istanze avanzate dagli studenti. Ma precisa: “Il sessantotto in Italia ebbe inizio nel novembre del 1967 con l’occupazione dell’Università cattolica contro l’aumento delle tasse e terminò il 12 dicembre del 1969 con l’attentato di Piazza Fontana”. Dopo iniziarono le divisioni e quello che era sembrato un movimento unitario divenne una galassia di piccole formazioni in lotta fra loro. Ma già nel 1969 a Milano nelle riunioni del Collettivo politico milanese (Cpm), uno dei tanti gruppuscoli e partitini, si cominciò a parlare di lotta armata. “E l’anno seguente in un convegno semiclandestino del Collettivo a Chiavari, in un albergo di proprietà della Curia!, vennero di fatto fondate le Brigate rosse”.
Ma quali motivazioni ha avuto il ’68? - si è chiesto Cominelli. “Un fenomeno di sazietà e fame” lo definisce, “sazietà in un paese che stava superando definitivamente i problemi del dopoguerra e fame di superamento di convenzioni e valori ormai subiti e non compresi”. Nella fase iniziale l’apporto principale venne dai cattolici, sulla spinta di una lettura parziale del Concilio e dall’influenza di diverse scuole teologiche: la tedesca, sia cattolica sia protestante, con i teologi della morte di Dio, ma anche la teologia della liberazione, che andava affermandosi soprattutto in America Latina, nella quale marxismo e cristianesimo si equivalevano. Ma questo era reso possibile da una sfiducia nella Chiesa “e se la religione non ti dà qualcosa di più allora finisce che non te ne importa più nulla”.
“In campo marxista - ha proseguito Cominelli- scarsa importanza, limitata a poche frange della sinistra del partito Comunista, ebbe la “primavera di Praga”, mentre la componente maoista riuscì ad accreditare la rivoluzione culturale cinese come un fatto di libertà e cambiamento”. Solo molto dopo ne divenne chiara la vera natura.
Cominelli dopo aver ripercorso il proprio cammino di militanza, con un filo di ironia, ha così concluso il suo intervento: “C’è chi ha detto che il comunismo sia una bellissima idea ma male applicata. Io credo di poter dire che il comunismo è una pessima idea applicata in modo perfetto”.
“Io nel 1968 avevo 16 anni - esordisce Pietro Modiano, direttore generale di Intesa-SanPaolo - praticamente non mi sono accorto di niente”. Ma un’idea mostra di averla. “Il Sessantotto è stato il frutto di una serie di fatti che erano maturati nel tempo a livello mondiale”. Fatti che risalgono agli anni precedenti e la cui eco giunse in Europa solo allora. E se da una parte c’era il desiderio di liberarsi da schemi percepiti come limitativi, dall’altra “eravamo bravi ragazzi e i nostri comportamenti erano quasi ineccepibili… ad esempio mai fumato uno spinello. E se qualcuno andava fuori dalle righe nella scuola occupata sarebbe stato immediatamente cacciato”.
“Essere nati è frutto di un atto di libertà di un altro - ha detto Giancarlo Cesana chiudendo l’incontro - don Giussani era critico, in senso etimologico, nei confronti della realtà ecclesiale. Ma ha saputo prendere ciò che era importante venisse tenuto e dare ragione di ciò che ci è stato dato”. Non a caso Comunione e liberazione è l’unico movimento rimasto vivo e attivo fra le centinaia dalla vita effimera.

(L.B.)
Rimini, 25 agosto 200

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