Prestiti personali in Italia nel 2026
Chi pensa di chiedere un prestito personale quest’anno si muove in un mercato diverso da quello di dodici mesi fa. I tassi si sono stabilizzati su livelli ancora alti e una riforma europea ha riscritto le regole del credito al consumo. Per il consumatore cambiano sia il costo sia i diritti.
Dove sono arrivati i tassi
A inizio 2026 il costo del credito al consumo resta elevato ma fermo. Secondo le statistiche di Banca d’Italia, a gennaio il TAEG medio sulle nuove erogazioni si è collocato intorno al 10,2%. Il TAN medio sui nuovi prestiti alle famiglie è invece più basso, vicino al 4%.
La distanza tra i due numeri pesa sul confronto. Il TAN misura solo l’interesse sul capitale. Il TAEG include anche istruttoria, incasso rata, imposta di bollo e assicurazioni obbligatorie. Quando si confrontano due offerte, conta il secondo.
Le piattaforme digitali e alcune banche propongono condizioni migliori a chi ha un buon profilo. Per un prestito da 12.000 euro capita di trovare un TAEG tra il 7,5% e l’8,5%. La Banca Centrale Europea ha lasciato il tasso sui depositi al 2% e l’Euribor a tre mesi resta poco sopra quel livello, quindi un calo rapido dei tassi al consumo resta improbabile.
Le soglie anti-usura
Ogni tre mesi il Ministero dell’Economia, su rilevazione di Banca d’Italia, fissa i tassi soglia oltre i quali un finanziamento diventa usurario. Per il trimestre aprile-giugno 2026 il credito personale ha un tasso medio dell’11,32% e una soglia del 18,15%. Il credito revolving, più caro, sfiora il 24%.
Un consumatore può controllare da solo se l’offerta ricevuta supera il limite. I decreti trimestrali del MEF sono pubblici e le banche devono affiggerli nelle filiali. Un TAEG vicino alla soglia non è illegale, ma segnala condizioni poco competitive.
La riforma europea entrata in vigore
Il 10 gennaio 2026 è entrato in vigore il decreto legislativo 212/2025, che recepisce la direttiva europea 2023/2225, nota come CCD2. La vecchia direttiva del 2008 è stata abrogata. Il testo si trova sul sito del Dipartimento per gli affari europei.
Gli operatori hanno tempo fino al 20 novembre 2026 per adeguarsi. Le nuove regole si applicano ai contratti firmati da quella data. I prestiti già in corso restano sotto la disciplina precedente fino alla scadenza naturale.
La riforma allarga il perimetro della tutela. Rientrano ora anche i finanziamenti sotto i 200 euro, le carte a debito differito e il “buy now, pay later”, che prima sfuggivano alle norme sul credito al consumo. Banca d’Italia ha segnalato più volte la crescita rapida di questi pagamenti rateali.
I diritti che il consumatore può usare
Il diritto di recesso resta di quattordici giorni dalla firma del contratto, senza obbligo di motivazione. La novità riguarda i casi in cui il finanziatore non consegna tutte le informazioni dovute: il termine si allunga fino a dodici mesi e quattordici giorni. Se il consumatore non viene nemmeno informato di avere questo diritto, non c’è scadenza.
Sull’estinzione anticipata il decreto recepisce la sentenza Lexitor della Corte di giustizia europea. Chi chiude il prestito in anticipo ha diritto alla riduzione di tutti i costi, anche quelli pagati all’inizio e non legati alla durata. Restano fuori solo imposte e somme versate a terzi.
C’è poi un punto nuovo sulla valutazione del merito creditizio. Quando la decisione passa per un sistema automatico, il consumatore può chiedere una spiegazione comprensibile, domandare un riesame e ottenere l’intervento di una persona. Il decreto fissa anche limiti all’uso dei dati sensibili e rafforza il legame con il GDPR.
Cosa leggere prima di firmare
Il documento utile è il modulo “Informazioni europee di base sul credito ai consumatori”, che la banca deve consegnare prima del contratto. Riporta TAEG, importo totale dovuto, numero e valore delle rate. Confrontare lo stesso modulo tra due o tre finanziatori dice più di qualsiasi simulatore promozionale.